Via di fuga apparente

Via di fuga apparente

Riporto con molto piacere la critica fotografica scritta da Beppe Palomba, curatore della mostra Vie di Fuga, nella quale espongo la mia foto “Via di fuga apparente”.

Nato nel 1974, lavora come sviluppatore di applicazioni web e fotografa da sempre.
Ragazzo, ha cominciato a fotografare con la macchina fotografica della sorella, una reflex analogica 35mm, districandosi con intuito e passione tra tutti quegli argomenti quali diaframma, tempi di esposizione, lunghezza focale… ma soprattutto affascinato dal concetto primario della fotografia: fermare l’istante, congelare un gesto, e questo per sempre, in modo da poter rivivere l’emozione ogni volta che si vuole. La sua definizione:“Catturare il ricordo di uno sguardo, fissare per sempre su carta (e oggi anche su file!) la mia visione del mondo circostante.”
Oggi è cambiata la macchina fotografica, non più analogica 35mm; Carmine è un virtuoso del digitale con una Canon che lo accompagna in tutti i suoi viaggi.
“La scelta dell’inquadratura, la realizzazione dello scatto denotano competenza tecnica e uno spiccato senso della composizione che  da sole relegherebbero La Valle nel Limbo dei fotografi bravi… E basta. Ma oltre gli ineccepibili parametri tecnico-estetici che le fanno belle e perfette nelle sue foto si scopre un pensiero, la voglia di esprimere concetti senza peraltro cadere nella fumosità astratta dell’algida elaborazione digitale.
E allora basta cogliere il momento di un passaggio dal sole a un’ombra scurissima, facendola diventare un baratro, per creare una emozione che non lascia indifferenti, per suscitare un brivido e far nascere delle domande. E che cosa è l’Arte, se non questo?”

(Beppe Palomba)